Crea sito

CHINA BUSINESS

(sottotitolo "China Business del cazzetto", anche detto "interesse del cazzetto")

Molto tempo fa era in voga lo slogan “La Cina è vicina” o qualcosa del genere, quasi una specie di ammonimento.
Il seguito è stato “La Cina è tra noi” e, sdoganato da tempo il cibo cinese, nonostante ciclici disastri gastronomici tipo i polli con l’influenza aviaria arrivati in container, non appena un negozio “normale” chiude, tac… ecco che in quei locali ci si installa uno di quegli onnipresenti negozietti cinesi dove ci propinano cose orripilanti a prezzi che sono al di sotto dell’irrisorio.
 
La svolta epocale però è questa “se la Cina viene da Maometto, anche Maometto va in Cina”.
Ad oggi non credo esista una grande azienda italiana, di qualsiasi settore merceologico, che non abbia una succursale / distributrice anche sul territorio cinese.
Per dirla alla Marchionne “è merito della globalizzazione”, guardandola con gli occhi di Silvio “sono accordi commerciali che favoriscono i paesi”, vivendola da lavoratore ho semplicemente un bel punto interrogativo in testa.
Quindi, avendo colleghi/e che stanno lavorando sodo proprio da quelle parti e dei quali invidio l’esperienza formativa personale e culturale, mi chiedo però CHE SENSO HA:

  1. scrivere ancora “Made in Italy” se poi viene fatto a Shanghai ?
  2. parlare ancora di QUALITA’ se i manufatti che arrivano da quel paese la qualità nemmeno l’hanno sfiorata ?
  3. preoccuparsi sempre dell’ambiente e delle scorie, quando i loro tessuti sono intrisi di non si sa bene quali sostanze chimiche e laggiù ci sono intere discariche di prodotti hi-tech che vengono bruciati (?) e rimangono fumanti per mesi con bimbi che scorrazzano su montagne di ex-pc cannibalizzati ?
  4. preoccuparsi della sicurezza, quando i loro materiali sono tutto tranne che sicuri e ai cinesi basta passare un filo di bianchetto sulla riga descrittiva di una sostanza pericolosa per ignorarne la sua esistenza (occhio non vede… materiale non duole) ?
  5. sbandierare che si fanno grossi affari commerciali, se poi a conti fatti produrre in Cina per vendere in Europa è un raddoppio dei costi di spedizione e una perdita qualitativa ?
  6. fare formazione a personale cinese che non sa l’inglese e che deve avere sempre un traduttore attaccato al culo, se poi il giorno dopo questo lavoratore fa i bagagli x andare in un’altra azienda ?

 
Ed infine… perché mentire a noi stessi e al nostro bilancio aziendale, quando è palese che non ci stiamo guadagnando?
Perché continuare in questa Caporetto asiatica, spedendo uomini, mezzi, risorse e competenze che poi non verranno sfruttati per attuare la qualità che ci aspettiamo da europei, ma verranno solo copiati per produrre la mediocrità?
 
Non ce l’ho con i cinesi, ce l’ho con gli europei che sfrontatamente emigrano fin là pensando di essere i salvatori di una fetta di mercato del lavoro cinese, credendo di intascare soldi a palate proprio grazie al basso costo della manovalanza e delle materie prime… e invece se lo pigliano nel culo.
ERGO, se lo pigliano nel culo più o meno direttamente tutti i lavoratori europei, ai quali ormai viene richiesto di piegarsi a lavorare come se fossero cinesi (Marchionne docet) e sul loro salario gravano i buchi di investimento fatti in Cina.
 
Torniamo indietro prima che sia troppo tardi!!!

Be Sociable, Share!

Tags:

2 Responses to “CHINA BUSINESS”

  1. raccontatore scrive:

    E' già troppo tardi.
    Se leggi di quanto sia presente il capitale cinese nelle società occidentali e nel finanziamento del debito di alcuni stati, diresti: è già troppo tardi.
    Poi, come dici, è vero che i lavoratori europei lo stanno prendendo in culo, ma forse hai allargato troppo l'orizzonte geografico; sono quelli dei paesi deboli, come l'italia, che ne sentiranno maggiormente l'effetto. Ma sembra che per la maggioranza siano … opportunità del mercato: evidentemente prenderlo, piace .

  2. Skynet70 scrive:

    @RACCONTATORE: sì è vero, ormai si stanno comprando anche i bot dei nostri nonni.