Il ritorno dalle ferie è sempre duro, però quando ti fanno veramente girare i coglioni al 3° giorno direi che è proprio durissima!
Il mio capo questa mattina ha detto poche cose, ma quelle poche + il tono con cui le ha dette hanno contribuito ad un innalzamento repentino della mia pressione, gli ho lanciato occhiatacce, e quando ha continuato a perorare la sua causa, ho dato sfoggio dei miei migliori risultati di training autogeno limitandomi a dire che la riunione di reparto che lui contestava (‘azzo ben 2 ore con i suoi subalterni) era indispensabile per definire il budget acquisti del prossimo anno.
Dopodichè, anche se so che esistono cose ben ben ben peggiori al mondo, non sono proprio riuscita a smorzare il mal di testa, ma dovendo scegliere tra quello e l’istinto omicida…
Insomma in meno di 5 minuti stamattina il mio capo ha sbriciolato le mie teorie, i capisaldi a cui faccio riferimento dopo anni e anni di esperienza maturata e intenso lavoro su me stessa per smussare il mio carattere impulsivo ed incazzereccio.
TEORIA DELLA PENTOLA A PRESSIONE
Immagino me stessa come una pentola a pressione. L’interno viene man mano riempito di cazzate, minchiate e altre cavolate che interferiscono col mio lavoro e dovrebbero farmi saltare i nervi, ma che invece io faccio scivolare all’interno, somatizzo come direbbe qualcuno. La pentola ha una capienza e prima che si raggiunga il livello MAX (ALERT – DEFCON 3) bisogna farla sfiatare! Quindi meglio una piccola sfuriatina, con toni leggermente piccati e un tono di voce non troppo alto, piuttosto che un ruggito da belva a seguito dell’esplosione della pentola.
Questa teoria però è influenzata dalla variabile:
QUANTITA’ MAX DELLE CAZZATE SOPPORTABILI GIORNALMENTE.
E’ una variabile soggettiva, quindi il massimo dell’incognito, ognuno di noi ha la sua quantità che a sua volta dipende da tanti fattori, solo per citarne alcuni: buonumore, metereopatia, vicinanza al pms (pre-menstrual syndrome), etc.
Ecco, per quel che mi riguarda se le cazzate sono di lieve entità, ergo non influiscono nè direttamente nè pesantemente sul mio lavoro, ma sono fisiologiche ed imputabili allo status quo aziendale, la capienza è divenuta negli anni abbastanza buona. In caso contrario, se impattano direttamente sul mio modo di lavorare, o ancor peggio mi dimostrano che ho perso tempo a fare un certo lavoro… ecco, allora anche una al giorno è già di troppo!
L’altro pilastro è la TEORIA DEL POZZO, assimilabile al "legare l’asino dove vuole il padrone", ma più completa e, nel caso si avverasse, forse di maggiore soddisfazione. Premettendo che la mia carriera ha già raggiunto il top del top (della serie se non cambia nulla nessuno mai mi darà il livello 5S), ho pensato: perchè mai non dovrei dire quello che penso con le dovute maniere? che cosa dovrei mai temere di perdere?
Quindi la teoria del pozzo si spiega come segue: il capo da degli ordini, che spesso sono insensati, basati su visioni distorte, quindi io gli dico "guarda che se facciamo così sbagliamo (quindi andiamo dritto nel pozzo), potremmo fare colà" (spesso detto anche con veemenza o incazzo). A volte il capo fa suoi i miei suggerimenti gratuiti, specie quando in seguito si rivelano azzeccati, altre volte invece dice: "No, no, andiamo di là che andiamo bene", quindi ci tocca seguirlo nel pozzo. Per ora non è mai successo nulla di grave, ma la mia carta jolly è che se una di queste volte finissimo veramente in un pozzo di merda e, quando una volta dentro, il capo osasse girarsi per dire "Ah cacchio! Me lo potevi dire che finivamo così"… ecco, venisse quel momento, io mi sentirei autorizzata ad affogarlo nella merda del pozzo.
Ben magra soddisfazione lo so, però preferisco patti chiari e amicizia lunga, preferisco, se posso, dire la mia, poi possono rispondermi che le cose che sostengo non sono corrette perchè "non ho il quadro generale, non vedo il macro-progetto", ma a volte i capi si fanno dei viaggi interspaziali che neanche l’Enterprise del Capitano Kirk oserebbe!